Visualizzazione post con etichetta fashion cappotto ferragamo polo gucci louis vuitton moda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fashion cappotto ferragamo polo gucci louis vuitton moda. Mostra tutti i post

martedì, gennaio 11, 2011

Col Tempo in tasca...

Smaneggiando, con enorme e fanciullesco piacere, va detto, nel baule dei memorabilia di famiglia, ho ripescato un orologio da tasca, neanche così antico ad occhio, assolutamente superbo, nella sua estrema semplicità: d' argento, polito d' un lavoro appena accennato, con quel sapore così essenzial-radical chic molto birtish che adoro; in una parola, irresistibile! E come tutti i bimbi col giocattolo (meraviglia!) nuovo, tanto più (meraviglia delle Meraviglie) rinvenuto per caso fortuito in un vecchio baule, bottino d' eplorazione, me ne sono impossessato senza colpo ferire! Dopo averlo sfoggiato con orgoglio al veglione di Capodanno, occasione in cui è assolutamente il Tempo a faraa da padrone, visto che si festeggia un orario; mi sono soffermato a riflettere sul gesto, intrinsecamente di profondo fascino di trarre fuori dalla tasca il segnatempo, aprirlo e arrivare alla rivelazione. Sicuramente è un' attitudine macchinosa, innaturale dopo novant'anni di orologio da polso, la cui consultazione era un atto così assorbito dall' Uomo, che ogni anche minima vezzosità, ogni minimo giuoco di puro divertimento, era stato epurato, fino alla massima praticità dell' Avvocato, che per aver sempre il Tempo a portata d' occhio, teneva sovente l' orologio sul polsino della camicia. Eppure, l' orologio da tasca ha una natura distintiva, ma di distinzione vera, di understatement: se l' orologio da polso, nella sua praticità estrema, distingue chi può permettersi l' oro da chi si deve rassegnare alla plastica, la "cipolla" separava e separa, come un invisibile muro, chi può permettersi un orologio e chi non può. Nessuna scusa, niente minimalismi di ritorno, bandita ogni riscoperta dei materiali poveri, affondata ogni velleità sperimentalista, il tasca è un oggetto antico, e come tale affonda le radici nella distinzione pura e semplice, non offensiva, perchè evidente e naturale, del sì e del no. Nell' era del political correct, del giusto a ogni costo, è bello poter richiamare l' antico esprit d' elite; opporre alla massificazione priva di gusto del buono per tutti l' eccellenza, che è inutile, vezzosa, complessa, vana, appannaggio di chi può permettersi di dedicare un secondo ad estrarre l' orologio dalla tasca, perchè ha già assolto le sue funzioni vitali, e qualora non lo avesse fatto, trova più importante nutrire lo spirito, in osservanza alla tradizione, non chino al giogo della Storia.... completely Traditional Revolution!!


Searching, with great pleasure and childish, it must be said, in the trunk of the family memorabilia, I fished out a pocket watch, not so old eye, absolutely superb, in its extreme simplicity: 's silver, polished' s work just mentioned with that flavor so much birtish essentially radical chic that I love, in a word, irresistible! And like all babies with Toy (meraviglia!) again, especially since (wonder of wonders) found for accident in an old trunk, booty 's eplorazione, I shall be seized without a fight! After proudly sported the New Year's Eve, at which it is absolutely dominates, as it celebrates a time, I paused to reflect on the act, intrinsically intense fascination to draw out the timepiece from his pocket, open it and get to the revelation . Surely it is an 'attitude cumbersome, unnatural after ninety wristwatch, reference to which an act was so absorbed by' Man, that even the slightest Vezzosi, every single game of fun, had been purged, to the maximum practical 's lawyer, who always have the time to reach d' eye, often holding the 'clock on the shirt cuff. Yet, the 'pocket watch has a distinctive nature, but of true distinction, of understatement: if' wristwatch, in its extreme practicality, distinguishes those who can afford the 'gold who should resign to plastic, the "onion "separate and severable, like an invisible wall, who can afford a watch and those who can not. No apology, no return to minimalism, poor banished all discovery materials, sunk every aspiration experiments, the pocket is an antique, and as such has its roots in discrimination pure and simple, not offensive, because obvious and natural, and yes of no. Nell 'was political correctness, the right at any cost, it's nice to be able to call the' old esprit d 'elite, opposed to the massification of good taste without all the' excellence, which is useless, pretty, complex, vain, prerogative those who can afford to spend a second to pull out the 'watch from his pocket, because he has already fulfilled its vital functions, and if it had not been done is more important to nurture the spirit, in accordance with tradition, do not bend to the yoke of history .... Completely Traditional Revolution!


martedì, novembre 30, 2010

A passeggio con il Leone

Manca un mese esatto a Natale, e io credo che per questa festività a tutti sia dovuto il diritto di sognare.
E quella che voglio raccontarvi è una storia di Re, Regine e Principi, artigiani secolari e avventurieri. Chi non sognerebbe, con personaggi così? Ma, visto che Natale trasforma i sogni in realtà, la mia vuole essere una storia vera, e raagiungibile... basta un biglietto aereo per Londra!
Appena sbarcati, recatevi al n° 3 di St. James street, da Berry Brothers & Rudd, e troverete un pavimento di legno grezzo che sostiene uno scrittoio da cui ci si aspetterebbe di veder fare capolino Ebenezer Scrooge, il burbero personaggio di Dickens. E, invece, è un commesso anglo-francese che si erge a elencarvi tutte le qualità del Bordeaux con competenza quasi rituale. Effettivamente, non stupisce che l' esperienza sia divenuta rito in un' attività che si occupa di Bordeaux dal 1694, e che già dagli albori trattava l' eccellenza: è proprio del 1694 l' appunto del diarista e bon vivant Samuel Pepys, che riporta d' aver trovato nella bottega un eccellente vino francese chiamato Ho Bryan (nient' altro che lo Chateau Haut Brion).
Forse per questa vocazione alla perfezione, forse per la vicinanza "a casa", re Giorgio III insignì òa ditta del titolo di "fornitrice della Real Casa", compito che assolve con onore da 250 anni. E, a ben guardare, il quadrilatero di strade (St. James st., Jermyn st., Regent st. e Piccadilly st.) pullula di antichissime botteghe che si fregiano di uno o più warrants, gli stemmi che indicano la fornitura esclusiva dei membry di spicco della Casa Regnante inglese (lo stemma reale con l' unicorno ed il leone per S.M. la Regina Elisabetta II, e i rispettivi stemmi personali per le L.A.R. il Principe di Galles Carlo ed il Duca Filippo di Edimburgo). Fornitore di quest' ultimo è, ad esempio, Lock, al 6 di St. James st., lo storico cappellaio che, dal 1686, propone solo il meglio della manifattura britannica: dai morbidissimi panama, alle berrette in tweed e cashmere, ai lucidi cilindri, al cappello che ne ha reso il nome leggendario: la bombetta, il cui primo esemplare è stato confezionato proprio qui, nel 1849, per un cliente stufo di perdere il suo cilindro impigliato nei rami durante la caccia alla volpe, che richiese quindi un copricapo dalle forme più contenute e più pratico. Poco più avanti, al n° 9, John  Lobb, azienda "bootmaker" per tradizione, espone stivali e scarpe fatti rigorosamente a mano, nella bottega "piu bella del mondo", come ebbe a dire l' autorevole rivista "Esquire".
La fornitura esclusiva al Principe di Galles giustifica, oltre alla sapiente manifattura ed alla mirabile bellezza delle calzature, le 2 500 sterline e i 16 mesi d' attesa richiesti per un paio di scarpe finito, parlando di un modello base. Ma, in fondo, a Natale qualcosa può concedersi anche al vizio, quindi, indossate bombetta e Oxford nere, non rimane che un sigaro per essere un perfetto british gentleman.
E chi meglio di J.J. Fox, cigar merchant dal 1787 (il più antico d' Inghilterra), può soddisfare il nostro bisogno? Considerando che è l' unico luogo del Regno Unito dove si possa legalmente fumare a scopo d' assaggio, col valore aggiunto di un salotto edoardiano, tra ordini firmati Churchill, Gladstone e Wilde, direi assolutamente nessuno! St. James street si chiude con il più giovane, ma anche più blasonato commerciante: Dr. Harris e C., farmacista e profumiere del Principe di Galles e, fino alla compianta morte, della Regina Madre, il cui warrant era il più ambìto.
Lei scomparsa, stemmi "al centro". E, se Paxton, bottega di formaggi dal 1797 può vantarsi di inondare del profumo dei suoi tesori le cucine di Elisabetta, Penhaligon's, profumiere sulla breccia dal 1860, dagli utlimi anni di regno della Regina Vittoria irrora le stanze da tolettaed i colli delle inquiline di Buckingham Palace. Il Duca Filippo, invece, preferisce costruirsi le essenze da indossare, rivolgendosi a Floris, che dal 1730, anno di inaugurazione, propone una linea di essenze "su misura". Ma, anche profumato, "il Re è nudo!". Per evitare imbarazzi di questo genere, Carlo, da vero bon vivant, ripone tutta la sua fiducia nella storica sartoria (1864) Turnubull&Asser, che vanta i migliori clienti da tutta Europa. Continuando la passeggiata nel quadrilatero, l' orgoglio nazionale ha ben donde di essere galvanizzato: lo store Beretta si staglia proprio all' angolo fra Jermyn st. e St. James st. Le linee tipicamente britanniche delle giacche in vetrina, non fanno rimpiangere per nulla le "maremmane" storiche, ma sui fucili, non si transige! La perfezione assoluta: eccellenza tecnica, pregio dei materiali, gusto delle decorazioni, potenza di tiro senza uguali in Regno Unito. Non è proprio sparare all' inglese (il "catenaccio doppio", orgoglio di Purdey, è fatto per sparare per divertimento, Beretta spara per andare in bersaglio) ma sono sicuro che i britannici capiranno: d' altronde sull'insegna c'è inciso "since 1526", isn' t it?
Caccia, pellami, sigari, Bordeaux: a questo Paradiso del vero heritage che è, -giocoforza- political uncorrect, manca solo la cancellata d' oro: la sigla G.o.L.f.(Gentlemen only, Ladies forbidden). Le donne non me ne vogliano; è effettivamente così: non solo il centro del quartiere è dominato da St. James Palace, palazzina di mattoni rossi eretta da Enrico VIII nel 1532, e sede della Corona fino metà Ottocento (dove non ha mai alloggiato una Regina, dato che Elisabetta I risiedeva alla Corte di S. Giacomo); ma lì si concentra anche la créme de la créme dei gentlemen clubs che hanno acceso l' immaginario maschile per molte genrazioni: partendo dal Carlton, inaugurato dal duca di Wellington nel 1831, al Boodle's, 1762, celebre quartier generale di Lord Brummel, passando per la roccaforte tory White, 1736, di cui è stato presidente ilpadre dell' attuale Prime Minister David Cameron; ed il liberale Brook's, che accoglie l' intellighenzia whig dal 1764.
Svoltando su Piccadilly st., l' antico droghiere Fortnum&Mason (1707), vende tè e caffè da mille e una notte e, per accompagnare una tazza del meraviglioso nettare, meglio comperare un libro da Hatchards: warrant di Elisabetta II, è una delle più antiche librerie d' Inghilterra (1797).
Su Regent st., la "style mile", Penhaligon's continua a vendere le sue essenze iconiche, come Hamman (1872) e Blenheim (1902), e Aquascutum (1851), padre del trench come soprabito civile (immise sul mercato le rimanenze militari al termine della Prima Guerra Mondiale), ne propone una rivisitazione per l' A/I 2010-2011.
Pian piano, si comincia ad assaporare e comprendere il complesso concetto di heritage, ma assimilarlo troppo in fretta, non ne fa cogliere le più profonde sfumature: meglio fermarsi a dormire al Landmark's Hotel, 5 stelle del 1899 dove Neogotico, Barocco e Rinascimento si fondono insieme a creare il più perfetto stile vittoriano. Non per understatement, ma ai botique-hotel della cool Britannia si deve, almeno per curiosità intellettuale, preferire il sapiente monumentalismo dell' Ancient Regìme. Anche in cucina. Quindi, da questo sogno natalizio, sono banditi (dopo il doveroso inchino) Jaime Oliver, Marco Pierre White e Gordon Ramsey: si puòmangiare solo nei templi del collaudatissimo edonismo culinario Regency: i lussuosi Rules, in Covent Garden dal 1798 e Simpson' s, sullo Strand, aperto nel 1828 come circolo di scacchi.
Ma il rito più inglese è, e rimane, il tè delle 5:25 p.m.; e se il Ritz Hotel, basilica del tè pomeridiano londinese, ammette anche uomini in jeans nei suoi maestosi saloni, a noi sognatori, nuovi bambini incantati da questa fiaba di vecchia Inghilterra, non resta che snobbarlo e dirigerci a colpo sicuro a Mandleville Hotel di Marylebone: non solo cocktail attire obbligatorio per gli avventori, ma menù distinti per i signori e per le signore... come sempre, una questione di stile, nel mondo della Tarditional Revolution!










                                                                               

giovedì, novembre 11, 2010

Dove suonano le cornamuse

Scozia, 1850 circa. Lady Catherine Dunmore, vedova del sesto conte Dunmore, eredita dal defunto marito le isole Harris, nelle Ebridi Occidentali. Tra quelle lande desolate, battute da inverni feroci, nei pochi villaggi di pescatori e agricoltori, i telai delle donne filano un ruvido, caldo tessuto, che lady Catherine apprezza tanto da riuscirlo a diffondere nel bel mondo della gentry scozzese, che a sua volta lo porta in Inghilterra, a Londra.
Londra, 1920 circa. Ormai il ruvido tessuto delle isole Harris è ben conosciuto nei migliori ambienti nobili e borghesi, e grazie ai migliorati sistemi di riscaldamento domestico, il tweed -questo, il nome del prezioso filato- comincia a profilarsi non più in completi, ma nelle sole giacche, dando avvio alla solida tradizione che riconduce l' emblematico indumento alle magioni britanniche.
Ad onor del vero, datosi che le imprese della pioneristica lady Dunmore sono ormai vecchie di settant' anni, si è diffusa l' errata credenza, dura a morire, che il tweed sia sì scozzese, ma della Scozia "continentale" -passatemi l' inappropriata definizione- e precisamente al confine tra Scozia e Inghilterra dove scorre il fiume Tweed, appunto. Ovviamente, nella migliore tradizione britannica, , la versione dei fatti meno probabile è anche quella corretta (sir Conan Doyle e lady Christie insegnano...): il tessuto, privo di un nome particolare,ma semplicemente chiamato "twill" (tessuto diagonale) -in scozzese tweel-, è stato storpiato da un "disattento" mercante inglese (Sherman, cofondatore dello storico marchio Sherman & Jameson) in tweed. Il mistero si infittisce quando, assunta l' origine isolana del tessuto, che di lì sarà chiamato Harris tweed (nonostante la produzione si sia diffusa anche tra Barra, Lewis e Uist, isole vicine alle Harris), si cominciano a espandere le maniffatture: da Islay, nelle Ebridi Orientali, alla contea di Donegal, fino ai Borders scozzesi, dove scorre l' ormai famoso fiume Tweed! Un po' come la diatriba tra Scozia e Olanda circa il golf, e un po' come per tutte le tradizione made in Scotland, gli aspetti di leggenda ed erudizione storica aggiungono fascino e sapidità al contenuto, ed è quindi necessario raccontarli, passeggiando tra i verdi manti erbosi, spazzati dai vanti del Nord, per raggiungere i giorni nostri, nei migliori atelier di moda del Mondo.
Ebbene sì, se la vulcanica madame Chanel scopre il tweed come tessuto dall' inaspettata carica femminile per i suoi tailleurs, consacrando il ruvido scozzese al dorato mondo dell' Haute Couture, Dior Balenciaga, Courregès, Balmain, Saint Laurent limano il suo temparamento da orso, e si crede quasi che il tweed sia diventato un filato da parties alla moda. Tuttavia, in tempi più recenti, i corsi e ricorsi storici riconsegnano, fortunatamente oserei dire, il tweed alla sua dimensione originaria: vento, freddo, foglie secche, magioni, antiche biblioteche, ed è così che lo vede Paul Smith, che ne fa l' uniforme dei moderni giovin signori d' oltremanica, che lo indossano dai volumi essenziali e dal taglio avvitato e asciutto, sebbene morbido, ad emblema della modernità che non rinnega le auguste origini. E al re dello smart-chic, fa eco il decano del dell' american preppy style, Ralph Lauren, che dedica al tweed un' ampia fetta della sua sempiterna collezione Polo, consacrandolo a quintessenza del casual chic, tanto più casual se, con l' andar degli anni, riceve i due sottogomiti in pelle come altrettante medaglie al valore, tanto più chic se , concedendosi l' assoluta perfezione, si acquista una giacca su misura rivolgendosi ad Huntsman, in Savile Row, specializzato nell' originale e selezionatissimo Harris tweed, o se, in cerca di qualcosa che, senza rinunciare alla classe, smenta tuttavia l' understatement gentilizio, si varca la soglia di Norton&Sons: tra oltre mille tweeds diversi per trama e colore, si trovano dei melangè porpora, giallo e blu cobalto da fare invidia al più dandy dei velluti. Se, nonostante la natura "di nicchia", la giacca di tweed è riuscita a conquistarsi un posto speciale nel cuoredegli Uomini di Stile, vuol dire che, percorrendo le strade dell' eccellenza, sipuò davvero vincere la Traditional Revolution!



Scotland, about 1850. Lady Catherine Dunmore, widow of the sixth earl Dunmore, inherits the Harris islands from the late husband, in the Western Hebrides. Between those desolate moors, beaten by ferocious winters,in the few villages of fishermen and farmers, the frames of the women spin a rough, warm fabric, so appreciated by Lady Catherine that she is able to spread the beautiful world of the Scottish gentry, which in turn port in England, in London. 
London, 1920. Now the rough fabric of the Harris islands is well known in the Best Companies, nobles and bourgeois, and thanks to improved home heating systems, the tweed-this is the name of the precious yarn- begins to take shape no longer complete, but only in the jackets, this will start the strong tradition that brings the 'symbolic garment to British mansions.To be fair, because of lady Dunmore' s gestas are seventy years old , has the wrong spread, die hard, that the tweed is really Scottish, but Scotland's "mainland" -excuse me for the inappropriate definition-on the border between Scotland and England where the River Tweed, in fact, is. Obviously, in the best British tradition, the version of events is even less likely the correct one (Sir Conan Doyle and Lady Christie teach that...): fabric, without a particular name, but simply called "twill" -tweel in Scottish idioma- was crippled by a "careless" English merchant (Sherman, co-founder of the historic brand Sherman & Jameson) in tweed. The mystery deepens when, taken the island origin of the fabric, which will be called Harris tweed from that (though the production has spread to Barra, Lewis and Uist, Harris nearby islands), is beginning to expand manifactures: from Islay in the East Hebrides, the county of Donegal, to the Scottish Borders, where runs the famous Tweed River! A little 'as the dispute between Scotland and Holland about the golf, and a little as with all traditions made in Scotland, the aspects of legend and historic lore, add charm and flavor to the content, so we have to tell you, walking through the green lawns, swept by the boasts of the North, to reach the present day, to the best fashion atelier in the world.Yes, if the volcanic discovers Madame Chanel tweed like fabric from 'unexpected charge for its women's suits, embodying the rugged Scot to the golden world of' Haute Couture, Dior, Balenciaga, Courreges, Balmain, Saint Laurent cut out his rude being.  However, more recently, courses and historical claims returned, dare I say fortunately, the tweed to its original size: wind, cold, dry leaves, mansions, old libraries, and that's how it is seen by Paul Smith, which makes the 'uniform of the modern young british offsprings , by wearing it with essential volumes and bolted and dry cut, although soft, as emblem of modernity that does not deny the great origins. And the king of smart-chic, is echoed by the doyen of the 'preppy American style, Ralph Lauren, who devotes to the tweed' large slice of his eternal Polo collection, dedicated to the essence of casual chic, the more casual though, with the 'over the years, receiving two  leather patches like so many medals, especially chic if, indulging to the' absolute perfection, you buy a jacket tailored to addressing Huntsman, in Savile Row, specialized in 'original and highly selected Harris tweed or whether, in search of something that, without giving up the class, denies, however, the noble 'understatement, it crosses the threshold of Norton & Sons where, from over one thousand tweeds different texture and color, are of mottled purple, yellow and blue cobalt envy at the dandiest velvets. If, despite the nature of "niche", the tweed jacket was able to win a special place in Men of Style heart, it means that, along the streets of 'excellence, winning the Traditional Revolution is really possible!

lunedì, ottobre 25, 2010

Il Manto di Maya

Il Grande Freddo torna a imperversare nelle strade, e i rapporti tra essere umani si fanno più ovattati, ingolfati da mglioni e cappotti: ecco che spogliarsi delle pesanti armature che indossiamo contro le intemperie diviene, dunque, un gesto carico di intimo significato, quasi come squarciare il velo di Maya... quindi sbizzarriamoci pure ad avvolgere l' essenza esistenziale con il cappotto, pensato in chiave trasformista: dal Gaucho avventuroso proposto da Ferragamo, all' intellettuale radical-chic di Canali, che indossa solo monopetto di cashmere, al marinaio dall' anima urbana di Alessandrini, affezzionato all' Admiral Coat blu doppiopetto antiacqua e antivento, che però si allunga e si alleggerisce nei volumi, per navigare tra le vie cittadine perfettamente a proprio agio, anche in auto. E, per le personalità più marcate, spuntano ovunque meravigliosi montoni, letti in chiave classicamente sportiva e bon ton dall' avventuriero in auto d' epoca di Ralph Lauren (Purple Label Collection), che lo indossa alla vita, doppiopetto, dal bavero ampio e sollevato, magari abbinato ad un essenziale borsone da viaggio, e dall' univeristario bon ton presentato da Dunhill, che invece opta per un patchwork dall' effetto alquanto giovanile e sbarazzino. Una particolarità è rappresantata dalla Maison Hermés che, nel rivisatare le origini del vello di montone nell' abbigliamento moderno, torna al mondo degli aviatori del Primo conflitto Mondiale, proponendo un trench doppiopetto in pelle, stretto in vita da un cinturone, con collo staccabile in montone. Passando per il montgomery imbottito in tessuto tecnico effetto pelledisegnato da F. Giannini per Gucci, per chi non volesse rinunciare al suo leather style neanche tra le piste da sci, dove magari la pelle è poco indicata, si approda al sempiterno cammello, istituzione dell' abbigliamento maschile invernale, tanto iconico ed elegante da essere diventato un po' il modo di vestire di certa società fino agli anni '50, e oggi, per evitare l' effetto Al Capone occorre assolutamente evitare accostamenti arditi, e adottarlo con la dovuta autoironia, e, se il più indicato è forse il jacket dal taglio kafkiano presentato da Louis Vuitton, un bel doppiopetto solido e strutturato sarebbe totally Traditonal Revolution!!






Hard Cold returns. and relationships between people became more muffled, jammed in sweaters and coats, so stripping heavy armors thet we wear against the weather becomes, therefore, a gesture full of inner meaning, as if the veil of Maya ... so well. let's have fun to wrap the 'existential essence with the coat, designed in key-change: the adventurous Gaucho proposed by Ferragamo, to the intellectual radical-chic by Canali, wearing only single-breasted cashmere, the sailor from 'urban soul by Alessandrini, affected to 'Admiral blue double-breasted coat waterproof and windproof, but stretching and becoming lighter in volume, to navigate the streets perfectly at ease, even by car. And, for the most pronounced personalities, wonderful sheep popping up everywhere, beds in a classic sports and etiquette from 'adventurer' driver of Ralph Lauren (Purple Label Collection), who wears it to life, double-breasted, wide lapels and the relieved, perhaps combined with an essential travel bag, and by 'bon ton collegiate by Dunhill, who instead opted for a patchwork' effect rather young and carefree. A special feature is that presented by the Maison Hermès inspired by the origins of the fleece of sheep in the 'modern clothing, returning to the world of the aviators of the First World War, offering a double-breasted leather trench coat, tight at the waist by a belt with detachable neck ram. Passing through the duffel stuffed with fabric to leather effect disegned by F. Giannini for Gucci, for those unwilling to give up his leather style even among the ski slopes, perhaps where the leather is just unindicated, is the everlasting camel lands, establishment of the 'men's winter clothing, so iconic and elegant that it has become a bit 'the dress of a certain people until the '50s, and today, to avoid the' Al Capone effect should be avoided at daring combinations, and adopt it with due self-mockery, and if the jacket by kafkaesque cut suggested by Louis Vuitton is probably the most appropriate, a good solid double-breasted would be totally Traditonal Revolution!!