domenica, dicembre 19, 2010

Finalmente, la sospiratissima interruzione natalizia è arrivata! Interruzione del tremendo "diluvio democratico odierno" del tran tran quotidiano, come nelle parole del Vate, ma ssolutamente prologo di quella rutilante kermesse di inviti, feste, cene, serate di gioco, cenoni e parties vari che "si riversano sul capo del giovane uomo di mondo" come si dilettò di scrivere O. Wilde. Quindi, sentendomi soddisfatto del piccolo lavoro di consigliere operato nei confronti dei piu fidi amici che abbiano letto questo blog, io mi ritiro nel volontario esilio dello studio e della mondanità, chè dovrò rendere conto della mia persona prima alla società e poi all' Università... Le mie apparizioni quindi si faranno più sporadiche (con vostra somma gioia e buona pace) e colgo questo momento per augurare a tutti un felice Natale ed un prospero anno nuovo, all' insegna della Traditional Revolution. Vi lascio con la storica frase che Donna Letizia chiosò per un suo editoriale del 1954: "per questo Natale... ricchi doni e cotillons!".

martedì, novembre 30, 2010

A passeggio con il Leone

Manca un mese esatto a Natale, e io credo che per questa festività a tutti sia dovuto il diritto di sognare.
E quella che voglio raccontarvi è una storia di Re, Regine e Principi, artigiani secolari e avventurieri. Chi non sognerebbe, con personaggi così? Ma, visto che Natale trasforma i sogni in realtà, la mia vuole essere una storia vera, e raagiungibile... basta un biglietto aereo per Londra!
Appena sbarcati, recatevi al n° 3 di St. James street, da Berry Brothers & Rudd, e troverete un pavimento di legno grezzo che sostiene uno scrittoio da cui ci si aspetterebbe di veder fare capolino Ebenezer Scrooge, il burbero personaggio di Dickens. E, invece, è un commesso anglo-francese che si erge a elencarvi tutte le qualità del Bordeaux con competenza quasi rituale. Effettivamente, non stupisce che l' esperienza sia divenuta rito in un' attività che si occupa di Bordeaux dal 1694, e che già dagli albori trattava l' eccellenza: è proprio del 1694 l' appunto del diarista e bon vivant Samuel Pepys, che riporta d' aver trovato nella bottega un eccellente vino francese chiamato Ho Bryan (nient' altro che lo Chateau Haut Brion).
Forse per questa vocazione alla perfezione, forse per la vicinanza "a casa", re Giorgio III insignì òa ditta del titolo di "fornitrice della Real Casa", compito che assolve con onore da 250 anni. E, a ben guardare, il quadrilatero di strade (St. James st., Jermyn st., Regent st. e Piccadilly st.) pullula di antichissime botteghe che si fregiano di uno o più warrants, gli stemmi che indicano la fornitura esclusiva dei membry di spicco della Casa Regnante inglese (lo stemma reale con l' unicorno ed il leone per S.M. la Regina Elisabetta II, e i rispettivi stemmi personali per le L.A.R. il Principe di Galles Carlo ed il Duca Filippo di Edimburgo). Fornitore di quest' ultimo è, ad esempio, Lock, al 6 di St. James st., lo storico cappellaio che, dal 1686, propone solo il meglio della manifattura britannica: dai morbidissimi panama, alle berrette in tweed e cashmere, ai lucidi cilindri, al cappello che ne ha reso il nome leggendario: la bombetta, il cui primo esemplare è stato confezionato proprio qui, nel 1849, per un cliente stufo di perdere il suo cilindro impigliato nei rami durante la caccia alla volpe, che richiese quindi un copricapo dalle forme più contenute e più pratico. Poco più avanti, al n° 9, John  Lobb, azienda "bootmaker" per tradizione, espone stivali e scarpe fatti rigorosamente a mano, nella bottega "piu bella del mondo", come ebbe a dire l' autorevole rivista "Esquire".
La fornitura esclusiva al Principe di Galles giustifica, oltre alla sapiente manifattura ed alla mirabile bellezza delle calzature, le 2 500 sterline e i 16 mesi d' attesa richiesti per un paio di scarpe finito, parlando di un modello base. Ma, in fondo, a Natale qualcosa può concedersi anche al vizio, quindi, indossate bombetta e Oxford nere, non rimane che un sigaro per essere un perfetto british gentleman.
E chi meglio di J.J. Fox, cigar merchant dal 1787 (il più antico d' Inghilterra), può soddisfare il nostro bisogno? Considerando che è l' unico luogo del Regno Unito dove si possa legalmente fumare a scopo d' assaggio, col valore aggiunto di un salotto edoardiano, tra ordini firmati Churchill, Gladstone e Wilde, direi assolutamente nessuno! St. James street si chiude con il più giovane, ma anche più blasonato commerciante: Dr. Harris e C., farmacista e profumiere del Principe di Galles e, fino alla compianta morte, della Regina Madre, il cui warrant era il più ambìto.
Lei scomparsa, stemmi "al centro". E, se Paxton, bottega di formaggi dal 1797 può vantarsi di inondare del profumo dei suoi tesori le cucine di Elisabetta, Penhaligon's, profumiere sulla breccia dal 1860, dagli utlimi anni di regno della Regina Vittoria irrora le stanze da tolettaed i colli delle inquiline di Buckingham Palace. Il Duca Filippo, invece, preferisce costruirsi le essenze da indossare, rivolgendosi a Floris, che dal 1730, anno di inaugurazione, propone una linea di essenze "su misura". Ma, anche profumato, "il Re è nudo!". Per evitare imbarazzi di questo genere, Carlo, da vero bon vivant, ripone tutta la sua fiducia nella storica sartoria (1864) Turnubull&Asser, che vanta i migliori clienti da tutta Europa. Continuando la passeggiata nel quadrilatero, l' orgoglio nazionale ha ben donde di essere galvanizzato: lo store Beretta si staglia proprio all' angolo fra Jermyn st. e St. James st. Le linee tipicamente britanniche delle giacche in vetrina, non fanno rimpiangere per nulla le "maremmane" storiche, ma sui fucili, non si transige! La perfezione assoluta: eccellenza tecnica, pregio dei materiali, gusto delle decorazioni, potenza di tiro senza uguali in Regno Unito. Non è proprio sparare all' inglese (il "catenaccio doppio", orgoglio di Purdey, è fatto per sparare per divertimento, Beretta spara per andare in bersaglio) ma sono sicuro che i britannici capiranno: d' altronde sull'insegna c'è inciso "since 1526", isn' t it?
Caccia, pellami, sigari, Bordeaux: a questo Paradiso del vero heritage che è, -giocoforza- political uncorrect, manca solo la cancellata d' oro: la sigla G.o.L.f.(Gentlemen only, Ladies forbidden). Le donne non me ne vogliano; è effettivamente così: non solo il centro del quartiere è dominato da St. James Palace, palazzina di mattoni rossi eretta da Enrico VIII nel 1532, e sede della Corona fino metà Ottocento (dove non ha mai alloggiato una Regina, dato che Elisabetta I risiedeva alla Corte di S. Giacomo); ma lì si concentra anche la créme de la créme dei gentlemen clubs che hanno acceso l' immaginario maschile per molte genrazioni: partendo dal Carlton, inaugurato dal duca di Wellington nel 1831, al Boodle's, 1762, celebre quartier generale di Lord Brummel, passando per la roccaforte tory White, 1736, di cui è stato presidente ilpadre dell' attuale Prime Minister David Cameron; ed il liberale Brook's, che accoglie l' intellighenzia whig dal 1764.
Svoltando su Piccadilly st., l' antico droghiere Fortnum&Mason (1707), vende tè e caffè da mille e una notte e, per accompagnare una tazza del meraviglioso nettare, meglio comperare un libro da Hatchards: warrant di Elisabetta II, è una delle più antiche librerie d' Inghilterra (1797).
Su Regent st., la "style mile", Penhaligon's continua a vendere le sue essenze iconiche, come Hamman (1872) e Blenheim (1902), e Aquascutum (1851), padre del trench come soprabito civile (immise sul mercato le rimanenze militari al termine della Prima Guerra Mondiale), ne propone una rivisitazione per l' A/I 2010-2011.
Pian piano, si comincia ad assaporare e comprendere il complesso concetto di heritage, ma assimilarlo troppo in fretta, non ne fa cogliere le più profonde sfumature: meglio fermarsi a dormire al Landmark's Hotel, 5 stelle del 1899 dove Neogotico, Barocco e Rinascimento si fondono insieme a creare il più perfetto stile vittoriano. Non per understatement, ma ai botique-hotel della cool Britannia si deve, almeno per curiosità intellettuale, preferire il sapiente monumentalismo dell' Ancient Regìme. Anche in cucina. Quindi, da questo sogno natalizio, sono banditi (dopo il doveroso inchino) Jaime Oliver, Marco Pierre White e Gordon Ramsey: si puòmangiare solo nei templi del collaudatissimo edonismo culinario Regency: i lussuosi Rules, in Covent Garden dal 1798 e Simpson' s, sullo Strand, aperto nel 1828 come circolo di scacchi.
Ma il rito più inglese è, e rimane, il tè delle 5:25 p.m.; e se il Ritz Hotel, basilica del tè pomeridiano londinese, ammette anche uomini in jeans nei suoi maestosi saloni, a noi sognatori, nuovi bambini incantati da questa fiaba di vecchia Inghilterra, non resta che snobbarlo e dirigerci a colpo sicuro a Mandleville Hotel di Marylebone: non solo cocktail attire obbligatorio per gli avventori, ma menù distinti per i signori e per le signore... come sempre, una questione di stile, nel mondo della Tarditional Revolution!










                                                                               

sabato, novembre 27, 2010

Il segreto di Cary Grant

Sono sempre i dettagli a decretare l' opera d' arte: per il Mosè di Michelangelo, forse in pochi avranno presente la statua, ma sfido chiunque a misconoscere l' episodio della martellata. Così  anche nel cinema: chiedete a qualcuno di raccontarvi l' intera trama di "Via col Vento", e probabilmente rimarrà a bocca aperta, ma è quasi universale la conoscenza del "francamente, mia cara, me ne infischio" di Clark Gable. Ancora, conosco persone che non distinguerebbero una Rolls Royce da un' Autobianchi, ma alla vista di una Vittoria alata, pensano a Crewe prima che a Samotracia. Quindi, in sostanza, se l' Uomo di Stile vorrà fare un' impressione buona ed indimenticabile dovrà, in un ottimo complesso, curare in particolar modo i dettagli.
Ora, supponendo che, come ebbe a dire il conte Nuvoletti, "una cravatta giusta la imbrocca chiunque" (supposizione sbagliata, a guardarsi intorno, ma che per ragioni di brevità assumeremo per corretta), e supponendo addirittura che, Nuvoletti non abbia più di che preoccuparsi neanche delle scarpe e del loro proprio utilizzo, non rimangono da curare che i gemelli. In effetti, questi oggettini dal nome così familiare, gli unici gioielli che, insieme all' orologio, sono permessi all' uomo, non hanno regole precise per l' abbinamento, tranne che per il giorno si preferiscono in seta, a nodo Savoia intrecciato, per la sera, invece, è da prediligere la versione gioiello, in oro o argento,magari con pietre preziose (da riservare, tuttavia, solo allo smoking).
La vera insidia rappresentata da questi accessori è che, essendo ancora di appannaggio di un range medio-ato di uomini (purtroppo), non esistono esemplari di vero cattivo gusto che assottiglino effettivamente lo spettro dell' indossabile e, spesso, scegliere il meglio nella vasta schiera del "buono" è ben arduo, ma non impossibile: basta operare scelte oculate, non cedendo all' ispirazione del momento, che va riservata al momento di indossare gli accessori,non già a quello di comprarli.Quindi, ecco i soli consigli che mi sento di dispensare: al bando gemelli di fogge assurde, dai caschetti da baseball dei "Dodgers" ai teschietti proposti da (ahimè!) Ralph Lauren, ai numeri romani della collezione "Celebration" di (strahimè) Tiffany & Co., grandi maisons che, a volte, per far percepire la presenza dell' artista, costruiscono monumenti al kitsch "aere perennius", e orientarsi, invece sulle forme classiche e armoniose: punti, forme geometriche (ellissi, rombi,quadrati), scudi (bellissimi, oltrechè personalizzabili, quelli della collezione Purple Label di Ralph Lauren). Una nota di stile, se si lascia a casa la leziosaggine, è personalizzare un gemello in argento con la propria Arma (per chi vanti autentiche origini nobiliari), o con le proprie iniziali. Per chi abbia nonchalance da vendere e una buona dose di spirito ambientalista, invece, mi sento addirittura di consigliare i gemelli proposti dalla ditta romana "Tiah" (trees in a hug), che in montature in oro o argento, incastonano una foto fornita dal cliente.Come sempre, nel mondo dello Stile, è una questione di scelta... Traditional Revolution? Yes, please!




Are always details to declare the work of art: talking about the Moses of Michelangelo, perhaps few people remember the statue, but I defy anyone to misunderstand the episode of the hammer. Thus even in the film: get someone to tell the whole plot of "Gone With the Wind", and probably will be astonished, but it is almost universal awareness of the "Frankly, my dear, I do not care" of Clark Gable. So basically, if the 'man of style wants to make a good and unforgettable impression he must, in an excellent overall, care in particular details.
Now, if, as he said the count Nuvoletti, "anyone can gill the right tie" (guess wrong, looking around, but for the sake of brevity we assume to correct), and assuming even that, Nuvoletti has more than worry that even the shoes and their own use, we just have to care about the cufflinks. In fact, these trinkets from the name so familiar, the only jewelry that, with the swatch, are allowed to' man, do not have precise rules for be combined, except the for the a.m. hours you prefer silk woven tie Savoy, for the evening, however, is the version of choice jewel, in gold or silver, maybe with precious stones (to be reserved, however, only to tuxedo).The real danger posed by these accessories is that, being still dominated by a range of medium-high men (unfortunately), there are no real examples of bad taste that actually dwindling spectrum of 'wearable, and often the best choice in the vast host of "Good" is very difficult but not impossible: just make wise choices, not giving in to 'spur of the moment, which should be paid at the time of wearing accessories, not in terms of buying them. So, that's the only advice that I would exempt: Ban absurd fashions of cufflinks, from baseball helmets by "Dodgers", to the skulls by Ralph Lauren, the Roman numerals of the collection, "Celebration" by Tiffany & Co., large maisons that, sometimes, to perceive the presence of 'artist, build monuments to kitsch "aere perennius", and prefer, instead on classical forms and harmonious: dots, geometric shapes (ellipses, diamonds, squares), Shields (beautiful, besides customizable than the collection of Ralph Lauren Purple Label). A touch of style, if you leave home the affectation is a  cufflink in silver customized with your own Arm (for those noble features authentic sources), or with your initials. For those who have nonchalance to sell and a good deal of environmental spirit, however, I would even suggest the twins offered by the firm Roman Tiah "(trees in a hug), in gold or silver frames, embedding a photo provided by the costumer. As always in the world of style, is a matter of choice ... Traditional Revolution? Yes, please!

mercoledì, novembre 24, 2010

Black Tie Required

Ieri, nel tedio di una serata casalinga, ispirato da Cole Porter e dalla sua musica, mi sono ritrovato per le mani un vecchissimo volantino che pubblicizzava le "giacchette da sera" della SNIA Lane Italiane (credo che fosse un coupon di epoca fascista). Di lì, notando che, in effetti, mancano solo sei settimane alle Feste Natalizie, e che probabilmente molti si troveranno a dover indossare lo smoking, ho pensato di soffermarmi a discutere un po' di questo meraviglioso abito, vera espressione dello spirito classico e di stile. In effetti, lo smoking ha intorno a sè un' allure di fascinosa eleganza, un po' perchè, per il suo aspetto formale, non è proprio l' abito maschile più sdoganato, soprattutto tra i più giovani, (e ancora di più nella "democratica dittatura del jeans" post anni '70), un po' perchè, nonostante sia, in fondo, un' uniforme, ed abbia regole rigidissime per essere indossato correttamente, la sua diffusione negli ambienti "à la page" ne ha fatto l' emblema di quella società d' alto rango, un po' dandy e un po' snob: non a caso, parlando di smoking sovvengono alla memoria personaggi come 007, l' agente segreto creato da I. Fleming, Fred Astaire, Buster Keaton , ma anche il Duca di Windosr, sempiterno maestro d' eleganza, l' Avvocato Gianni Agnelli, il cognato di lui, il conte Nuvoletti... Naturalmente, data l' ampia risonanza che questi ed altri personaggi hanno dato allo smoking, molti di noi "comuni mortali" sarebbero ansiosi di indossarne uno. Ed ecco, allora, spuntare giacche grige, disegni paisley tono su tono, revers dalla forma indefinita, bottoni poligonali... insomma una kermesse per tutti i (cattivi) gusti! E, invece, imbroccare lo smoking giusto non è affatto difficile: regolandosi su corporatura ed età, si sceglieranno gli unici quattro modelli accettati dall' etichetta: doppio o monopetto con revers a lancia; o doppio o monopetto con revers sciallati. Fatta salva l'unica differenza tra il doppiopetto sciallato,che tende a presentare una scollatura piuttosto profonda, ed un' allacciatura bassa di soli due bottoni, ed il doppiopetto a lancia, con la classica allacciatura a quattro bottoni, in modo da favorire la scollatura, senza tuttavia penalizzare la struttura del tronco, i due principali generi di smoking si presentano, in tutti i particolari, identici: revers in raso nero (nei rari casi in cui l' etichetta permetta di indossare la giacca bianca, i revers saranno del tessuto della stessa), tasche della giacca senza patta, il pantalone è senza risvolto nè pences,  difetta dei passanti per la cintura (viene tenuto su da sottili bretelle bianche, o dal cummerbund, la fascia di seta che si allaccia in vita) e presenta un gallone laterale in raso nero. Il perfetto smoking si declina in nero o, al massimo, in midnight blue, nella versione più dandy introdotta dal Duca di Windsor. per indossarlo appropriatamente, si ricorderà di tenere sempre l' unico bottone della giacca (rivestito in raso, come quelli sulle maniche) allacciato. L' unica giustificazione ad una giacca aperta è l' uso del panciotto, anch' esso nero, a tre bottoni, da abbinare preferibilmente allo smoking sciallato, di stampo più classico.
Particolare attenzione va data alla camicia: mai con le ali ribattute in alto (il colletto diplomatico va riservato rigorosamente al frac), presenta polsino doppio per i gemelli, uno sparato a piegoline e, a seconda dei casi, una fila di bottoni gioiello, preferibilmente da abbinare ai gemelli (nell'accezione più classica, sullo sparato perfettamente teso e inamidato, bottoni in oro e onice, in perfetta pendant con i polsini), o una fascia a coprire i bottoni, che saranno comunque di madreperla australiana. Data la mancanza di una cintura a stringere la vita, sia che il modello scelto sia su misura,sia che sia pret a porter, si dovrebbe far corredare la camicia di un bottone sull' estremità bassa, da allacciare ad una linguetta interna al pantalone, in modo da evitare l' effetto palloncino.
 Inutile ricordare che il papillon va assolutamente annodato a mano,e deve essere in assoluta pendant con il cummerbund, da indossare in mancanza del panciotto e, di conseguenza,delle bretelle. Se c'è un caso in cui le classiche Oxford nere sono inadatte, quello è proprio l' abbinamento con lo smoking: in effetti, le scarpe davvero appropriate sarebbero le pumps da ballo con il fiocco in grosgrain di seta ma, sempre più rare,esse cedono il passo alle più contemporanee parigine lisce in vernice nere. Alle scarpe, sarà abbinata la calza al ginocchio di seta nera. Infine, mai indugiare su una mantella a ruota, in caso di soprabito: un cappotto nero,meglio se modello Chesterfield (con il colletto in velluto), sarà più che appropriato. Guanti in vitello o pecari nero e,se le temperature lo impongono, un borsalino da sera o, al massimo,una bombetta; in ogni caso, al bando il cilindro (che, come la mantella, va abbinato al frac)! Consigliandovi i modelli della collezione Purple Label di Ralph Lauren per un tocco di intima vezzosità, vi lascio con una nota: curiosando nel negozio di Valentino, l' anno scorso, ho pescato uno smoking con giacca pied de poule bianca, a cui si accompagnava un dolcevita in candido cashmere, che mi ha assolutamente folgorato... a riprova che, dietro la monolitica regola, si nascondono mille strade per innovare, seppur con gusto, che è, d' altronde, il bespoke della Traditional Revolution!


Yesterday, in tedio of a evening at home, inspired from Cole Porter and his music, I found an old insert that advertised the "dinner jackets" of the SNIA Italian Wools (creed that was a coupon of fascist age). There, noticing that, in effects, six weeks to the Christmas Festivities, and that probably many people will have to wear the tuxedo, I have thought to stop to discuss a bit of this wonderful dress, true expression of the classic spirit and style. In effects, the tuxedo has around itself an allure of gorgeous elegance, a  bit because, for its formal aspect, it is not the most diffused male dress, above all between young, (and still more in the " democratic dictatorship of the jeans" post years ' 70), a  bit because, although it's an uniform, and has the most rigid rules for being worn correctly, its spread in atmospheres " à la page" it has made some the emblema of that high society, a bit dandy and a bit snob: for the tuxedo, carachters as 007 come to memory, Fred Astaire, Buster Keaton, but also the Duke of Windosr, great master of elegance, Gianni Agnelli lawyer, the brother-in-law of he, conte the Nuvoletti Naturally, date l' wide resonance that these and other personages have given to the tuxedo, many of we " municipalities mortali" they would be expectant to wear one. And here, then, to dull grey jackets, designs paisley tone on tone, revers from the indefinite form, poligonali buttons insomma kermesse for all i (bad) tastes! And, instead, to imbroccare the just tuxedo is not at all difficult: regulating on corporatura and age, the four accepted models will be chosen only dall' label: double or monochest with revers to nozzle; or double or monochest with revers sciallati. Made it saves l' only sciallato difference between the doppiopetto, that it stretches to introduce a rather deep neckline, and un' single fastening lowland of two buttons, and the doppiopetto to nozzle, with the classic fastening to four buttons, so as to favor the neckline, without however penalizing the structure of the log, the two main kinds of tuxedo are introduced, in all the details, identical: revers in shaved black (in the rare cases in which l' label allows to wear the jacket white woman, the revers will be of the woven one of the same one), pockets of the jacket without draw, the pantaloon is without implication neither pences, difetta of passing for the belt (comes held on from thin risers white women, or from the cummerbund wrap, it of silk that is connected while still alive) and introduces a lateral gallon in shaved black. The perfect tuxedo is declined in black or, to the maximum, in midnight blue, the version more dandy introduced from the Duca di Windsor. in order to wear it appropriately, it will be remembered to always hold l' only button of the jacket (covered in shaved, like those on the sleeves) connected. L' only justification to an open jacket is l' use of the vest, anch' black it, to three buttons, to bind together preferibilmente to the sciallato tuxedo, of stamp more classic. Detail attention goes date to the shirt: with it never tows to them beaten again up (the diplomatic collar it goes rigorously classified to the frac), introduces double polsino for the binoculars, talking nonsense to piegoline and, according to the cases, a row of buttons jewel, preferibilmente to bind together the binoculars (nell' more classic meaning, on perfectly stiff the talked nonsense one and inamidato, buttons in gold and onyx, perfect pendant with the polsini), or one wraps to cover the buttons, that they will be however of Australian nacre. Given the lack of a belt to tighten the life, or that the chosen model or on measure, or that or pret to porter, would have to be made to equip the shirt with a button sull' extremity lowland, to connect to a linguetta inner the pantaloon, so as to avoid l' effect balloon. Useless to remember that the bow tie goes absolutely knotted by hand, and it must be in absolute pendant with the cummerbund, to wear in lack of the vest and, consequently, the risers. If c' it is a case in which classic black Oxfords they are inadatte, that one is own l' coupling with the tuxedo: in effects, the indeed appropriated shoes would be the pumps from dance with the ribbon in grosgrain of silk but, more and more rare, they yield the step to the most contemporary black smooth slow combustion stoves in varnish. Alle shoes, will be bound together the stocking to the ginocchio of black silk. At last, never to indugiare on a cape to rotates, in soprabito case of: a black coat, better if Chesterfield model (with the collar in velvet), will be more than appropriated. Gloves in year-old calf or black pecary and, if they impose it to the temperatures, a borsalino from evening or, to the maximum, a small bomb; in any case, to the ban the cylinder (than, like the cape, goes bound together to the frac)! Consigliandovi the models of the collection Purple Label di Ralph Lauren for a touch of intimate vezzosità, I leave you with a famous one: curiosando in the store of Valentino, l' slid year, I have fished a tuxedo with jacket pied de poule white woman, to which dolcevita in cashmere was accompanied candid, than absolutely has struck by lightning to me to new evidence that, behind the monolithic rule, thousand roads hide in order to innovate, seppur with taste, that it is, d' however, the bespoke of the Traditional Revolution!


giovedì, novembre 11, 2010

Fred Astaire "CRAZY FEET" (1930)


L' innata classe di un mito... totally Traditional Revolution!!

Dove suonano le cornamuse

Scozia, 1850 circa. Lady Catherine Dunmore, vedova del sesto conte Dunmore, eredita dal defunto marito le isole Harris, nelle Ebridi Occidentali. Tra quelle lande desolate, battute da inverni feroci, nei pochi villaggi di pescatori e agricoltori, i telai delle donne filano un ruvido, caldo tessuto, che lady Catherine apprezza tanto da riuscirlo a diffondere nel bel mondo della gentry scozzese, che a sua volta lo porta in Inghilterra, a Londra.
Londra, 1920 circa. Ormai il ruvido tessuto delle isole Harris è ben conosciuto nei migliori ambienti nobili e borghesi, e grazie ai migliorati sistemi di riscaldamento domestico, il tweed -questo, il nome del prezioso filato- comincia a profilarsi non più in completi, ma nelle sole giacche, dando avvio alla solida tradizione che riconduce l' emblematico indumento alle magioni britanniche.
Ad onor del vero, datosi che le imprese della pioneristica lady Dunmore sono ormai vecchie di settant' anni, si è diffusa l' errata credenza, dura a morire, che il tweed sia sì scozzese, ma della Scozia "continentale" -passatemi l' inappropriata definizione- e precisamente al confine tra Scozia e Inghilterra dove scorre il fiume Tweed, appunto. Ovviamente, nella migliore tradizione britannica, , la versione dei fatti meno probabile è anche quella corretta (sir Conan Doyle e lady Christie insegnano...): il tessuto, privo di un nome particolare,ma semplicemente chiamato "twill" (tessuto diagonale) -in scozzese tweel-, è stato storpiato da un "disattento" mercante inglese (Sherman, cofondatore dello storico marchio Sherman & Jameson) in tweed. Il mistero si infittisce quando, assunta l' origine isolana del tessuto, che di lì sarà chiamato Harris tweed (nonostante la produzione si sia diffusa anche tra Barra, Lewis e Uist, isole vicine alle Harris), si cominciano a espandere le maniffatture: da Islay, nelle Ebridi Orientali, alla contea di Donegal, fino ai Borders scozzesi, dove scorre l' ormai famoso fiume Tweed! Un po' come la diatriba tra Scozia e Olanda circa il golf, e un po' come per tutte le tradizione made in Scotland, gli aspetti di leggenda ed erudizione storica aggiungono fascino e sapidità al contenuto, ed è quindi necessario raccontarli, passeggiando tra i verdi manti erbosi, spazzati dai vanti del Nord, per raggiungere i giorni nostri, nei migliori atelier di moda del Mondo.
Ebbene sì, se la vulcanica madame Chanel scopre il tweed come tessuto dall' inaspettata carica femminile per i suoi tailleurs, consacrando il ruvido scozzese al dorato mondo dell' Haute Couture, Dior Balenciaga, Courregès, Balmain, Saint Laurent limano il suo temparamento da orso, e si crede quasi che il tweed sia diventato un filato da parties alla moda. Tuttavia, in tempi più recenti, i corsi e ricorsi storici riconsegnano, fortunatamente oserei dire, il tweed alla sua dimensione originaria: vento, freddo, foglie secche, magioni, antiche biblioteche, ed è così che lo vede Paul Smith, che ne fa l' uniforme dei moderni giovin signori d' oltremanica, che lo indossano dai volumi essenziali e dal taglio avvitato e asciutto, sebbene morbido, ad emblema della modernità che non rinnega le auguste origini. E al re dello smart-chic, fa eco il decano del dell' american preppy style, Ralph Lauren, che dedica al tweed un' ampia fetta della sua sempiterna collezione Polo, consacrandolo a quintessenza del casual chic, tanto più casual se, con l' andar degli anni, riceve i due sottogomiti in pelle come altrettante medaglie al valore, tanto più chic se , concedendosi l' assoluta perfezione, si acquista una giacca su misura rivolgendosi ad Huntsman, in Savile Row, specializzato nell' originale e selezionatissimo Harris tweed, o se, in cerca di qualcosa che, senza rinunciare alla classe, smenta tuttavia l' understatement gentilizio, si varca la soglia di Norton&Sons: tra oltre mille tweeds diversi per trama e colore, si trovano dei melangè porpora, giallo e blu cobalto da fare invidia al più dandy dei velluti. Se, nonostante la natura "di nicchia", la giacca di tweed è riuscita a conquistarsi un posto speciale nel cuoredegli Uomini di Stile, vuol dire che, percorrendo le strade dell' eccellenza, sipuò davvero vincere la Traditional Revolution!



Scotland, about 1850. Lady Catherine Dunmore, widow of the sixth earl Dunmore, inherits the Harris islands from the late husband, in the Western Hebrides. Between those desolate moors, beaten by ferocious winters,in the few villages of fishermen and farmers, the frames of the women spin a rough, warm fabric, so appreciated by Lady Catherine that she is able to spread the beautiful world of the Scottish gentry, which in turn port in England, in London. 
London, 1920. Now the rough fabric of the Harris islands is well known in the Best Companies, nobles and bourgeois, and thanks to improved home heating systems, the tweed-this is the name of the precious yarn- begins to take shape no longer complete, but only in the jackets, this will start the strong tradition that brings the 'symbolic garment to British mansions.To be fair, because of lady Dunmore' s gestas are seventy years old , has the wrong spread, die hard, that the tweed is really Scottish, but Scotland's "mainland" -excuse me for the inappropriate definition-on the border between Scotland and England where the River Tweed, in fact, is. Obviously, in the best British tradition, the version of events is even less likely the correct one (Sir Conan Doyle and Lady Christie teach that...): fabric, without a particular name, but simply called "twill" -tweel in Scottish idioma- was crippled by a "careless" English merchant (Sherman, co-founder of the historic brand Sherman & Jameson) in tweed. The mystery deepens when, taken the island origin of the fabric, which will be called Harris tweed from that (though the production has spread to Barra, Lewis and Uist, Harris nearby islands), is beginning to expand manifactures: from Islay in the East Hebrides, the county of Donegal, to the Scottish Borders, where runs the famous Tweed River! A little 'as the dispute between Scotland and Holland about the golf, and a little as with all traditions made in Scotland, the aspects of legend and historic lore, add charm and flavor to the content, so we have to tell you, walking through the green lawns, swept by the boasts of the North, to reach the present day, to the best fashion atelier in the world.Yes, if the volcanic discovers Madame Chanel tweed like fabric from 'unexpected charge for its women's suits, embodying the rugged Scot to the golden world of' Haute Couture, Dior, Balenciaga, Courreges, Balmain, Saint Laurent cut out his rude being.  However, more recently, courses and historical claims returned, dare I say fortunately, the tweed to its original size: wind, cold, dry leaves, mansions, old libraries, and that's how it is seen by Paul Smith, which makes the 'uniform of the modern young british offsprings , by wearing it with essential volumes and bolted and dry cut, although soft, as emblem of modernity that does not deny the great origins. And the king of smart-chic, is echoed by the doyen of the 'preppy American style, Ralph Lauren, who devotes to the tweed' large slice of his eternal Polo collection, dedicated to the essence of casual chic, the more casual though, with the 'over the years, receiving two  leather patches like so many medals, especially chic if, indulging to the' absolute perfection, you buy a jacket tailored to addressing Huntsman, in Savile Row, specialized in 'original and highly selected Harris tweed or whether, in search of something that, without giving up the class, denies, however, the noble 'understatement, it crosses the threshold of Norton & Sons where, from over one thousand tweeds different texture and color, are of mottled purple, yellow and blue cobalt envy at the dandiest velvets. If, despite the nature of "niche", the tweed jacket was able to win a special place in Men of Style heart, it means that, along the streets of 'excellence, winning the Traditional Revolution is really possible!

martedì, novembre 09, 2010

Piacere, mio, son lieto...

Quando io riesco a bere del tè caldo provando un brivido di intimo piacere in più, non già per il sublime aroma e per l' estasiante sapore , ma proprio per la temperatura della bevanda, per me è ufficilamente arrivat l' inverno. E questo significa che , finito il tè all' arancia a e cannella, devo lanciarmi nel cambio di stagione. Proprio ieri sera, dilettandomi in quest' attività che, sarò l' unico, mi diverte da morire (trovo sempre qualcosa che avevo dimenticato di possedere, riuscendo a creare qualche nuova mise), ho scoperto di essere straordinariamente carente di guanti... Pensando, quindi, a come rimpinguare la mia fornitura, mi sono ritrovato a  considerare che, nell' abbigliamento maschile, i guanti partecipano un po' della stessa triste sorte riservata ai calzini: ritenuti superflui, affettati, seminvisibili, sono spesso abbinati con sciatteria, col risultato di abbattere completamente ogni carica ed incisivià del messaggio che si vuole mandare attraverso il proprio abbigliamento: chi darebbe credito a un manager ammantato in un imponente cappotto doppiopetto, da cui spunti un ridicolo guantino di lanetta, magari monotaglia?
Quindi, per evitare rovinose cadute, non solo di stile, am anche di personlità, cerchiamo di prestare attenzione a quello che ci mettiamo alle mani. Etichetta vuole che l' Uomo di Stile possieda un paio di guanti in pelle di vitello liscia, neri, magari foderati in cashmere, da giorno quanto da sera; un paio marroni, magari scamosciati o in pelle martellata, più informali, da giorno (da non abbinare MAI al cappotto blu), ed un paio in lana (meglio se in cashmere), declinati in colori classici, ma dalla fantasia discreta e spiritosa (un motivo norvegese, ad esempio), che li salvino dall' anonimato, rendendoli perfetti per il tempo libero. Naturalmente, ponendo la dovuta attenzione ed usando cautela, si può anche uscire dal rigido seminato, ed io consiglio, se si vuole rompere con la tradizione, di farlo nella maniera più netta (seppur con grazia), senza tentare difficoltose quanto antiestetiche  "rivisitazioni": se nessuno avrebbe mai giudicato inelegante Baudelaire con i suoi guanti pastello, non credo ci si sarebbe trattenuti altrettanto di fronte a un paio di guanti borchiati o "provocatoriamente" tagliuzzati. Naturalmente, così facendo, l' eccentricità si fisa tutta in pochissimi particolari, e scovarla diventa un raffinato gioco da intenditori, proprio come dovrebbe essere: ad esempio, le cuciture dorsali più o meno pronunciate, la fodera interna ripresa nelle cuciture, i profili a contrasto (che richiedono, tuttavia, una buona dose di nonchalance per non risultare volgari). Un classico dell' eleganza un po' preppy, sono i guanti in tartan scozzese, da abbinare al più classico montgomery camel hair, o ad un trench, magari verde o blu.
Sorvolando sui guanti poposti in stagione dalle grandi Maison (segnalo solo, per tributo d' amore, quelli della collezione Polo by Ralph Lauren), come resistere ad un paio di Pusateri neri su un cappotto grigio ferro? O  a due Sermoneta color cognac su una giacca di tweed blu?... Simply Traditional Revolution!


venerdì, novembre 05, 2010

mercoledì, novembre 03, 2010

Giovedì sera sono riuscito, finalmente, a inanellare un paio di soluzioni di serata davvero Traditional Revolution: happy hour al nuovo concept store di D&G e after-dinner a La Casa de l' Habano, meraviglioso fumoir d' antan, che ho scoperto, con vero piacere, essere vicinissimo a casa mia (e questo credo che farà di me un affezionato avventore). Se gli appetiti sono stati stuzzicati da un ottimo champagne, dal giusto colore paglierino e dal perlage adeguatamente persistente, assolutamente adatto a mettere un certo languorino, che Stefano e Domenico hanno profuso a volontà sugli intervenuti al loro Halloween Party, la cena è stata degnamente esaltata da whisky Matusalem e un ottimo Toscano Garibaldi, l' apoteosi del gusto e del piacere di bere, che tuttavia si rivelano poco praticate perchè richiedono molto tempo. Ebbene, è stato svelato che dedicarsi al gusto non impegna più di una serata molto tranquilla, quindi credo che non ci siano più scuse per suonare la tromba della rivolta slow-time, senza chiamare in causa i grandissimi del campo, ma semplicemente facendo appello al proprio gusto personale ed alla propria capacità di scegliere, perchè l' essenza dell' Uomo di Stile risiede nella scelta... choosing Traditional Revolution is the way...

lunedì, ottobre 25, 2010

Il Manto di Maya

Il Grande Freddo torna a imperversare nelle strade, e i rapporti tra essere umani si fanno più ovattati, ingolfati da mglioni e cappotti: ecco che spogliarsi delle pesanti armature che indossiamo contro le intemperie diviene, dunque, un gesto carico di intimo significato, quasi come squarciare il velo di Maya... quindi sbizzarriamoci pure ad avvolgere l' essenza esistenziale con il cappotto, pensato in chiave trasformista: dal Gaucho avventuroso proposto da Ferragamo, all' intellettuale radical-chic di Canali, che indossa solo monopetto di cashmere, al marinaio dall' anima urbana di Alessandrini, affezzionato all' Admiral Coat blu doppiopetto antiacqua e antivento, che però si allunga e si alleggerisce nei volumi, per navigare tra le vie cittadine perfettamente a proprio agio, anche in auto. E, per le personalità più marcate, spuntano ovunque meravigliosi montoni, letti in chiave classicamente sportiva e bon ton dall' avventuriero in auto d' epoca di Ralph Lauren (Purple Label Collection), che lo indossa alla vita, doppiopetto, dal bavero ampio e sollevato, magari abbinato ad un essenziale borsone da viaggio, e dall' univeristario bon ton presentato da Dunhill, che invece opta per un patchwork dall' effetto alquanto giovanile e sbarazzino. Una particolarità è rappresantata dalla Maison Hermés che, nel rivisatare le origini del vello di montone nell' abbigliamento moderno, torna al mondo degli aviatori del Primo conflitto Mondiale, proponendo un trench doppiopetto in pelle, stretto in vita da un cinturone, con collo staccabile in montone. Passando per il montgomery imbottito in tessuto tecnico effetto pelledisegnato da F. Giannini per Gucci, per chi non volesse rinunciare al suo leather style neanche tra le piste da sci, dove magari la pelle è poco indicata, si approda al sempiterno cammello, istituzione dell' abbigliamento maschile invernale, tanto iconico ed elegante da essere diventato un po' il modo di vestire di certa società fino agli anni '50, e oggi, per evitare l' effetto Al Capone occorre assolutamente evitare accostamenti arditi, e adottarlo con la dovuta autoironia, e, se il più indicato è forse il jacket dal taglio kafkiano presentato da Louis Vuitton, un bel doppiopetto solido e strutturato sarebbe totally Traditonal Revolution!!






Hard Cold returns. and relationships between people became more muffled, jammed in sweaters and coats, so stripping heavy armors thet we wear against the weather becomes, therefore, a gesture full of inner meaning, as if the veil of Maya ... so well. let's have fun to wrap the 'existential essence with the coat, designed in key-change: the adventurous Gaucho proposed by Ferragamo, to the intellectual radical-chic by Canali, wearing only single-breasted cashmere, the sailor from 'urban soul by Alessandrini, affected to 'Admiral blue double-breasted coat waterproof and windproof, but stretching and becoming lighter in volume, to navigate the streets perfectly at ease, even by car. And, for the most pronounced personalities, wonderful sheep popping up everywhere, beds in a classic sports and etiquette from 'adventurer' driver of Ralph Lauren (Purple Label Collection), who wears it to life, double-breasted, wide lapels and the relieved, perhaps combined with an essential travel bag, and by 'bon ton collegiate by Dunhill, who instead opted for a patchwork' effect rather young and carefree. A special feature is that presented by the Maison Hermès inspired by the origins of the fleece of sheep in the 'modern clothing, returning to the world of the aviators of the First World War, offering a double-breasted leather trench coat, tight at the waist by a belt with detachable neck ram. Passing through the duffel stuffed with fabric to leather effect disegned by F. Giannini for Gucci, for those unwilling to give up his leather style even among the ski slopes, perhaps where the leather is just unindicated, is the everlasting camel lands, establishment of the 'men's winter clothing, so iconic and elegant that it has become a bit 'the dress of a certain people until the '50s, and today, to avoid the' Al Capone effect should be avoided at daring combinations, and adopt it with due self-mockery, and if the jacket by kafkaesque cut suggested by Louis Vuitton is probably the most appropriate, a good solid double-breasted would be totally Traditonal Revolution!!

martedì, ottobre 19, 2010

Come mosche nella rete...


Con tre giorni di ritardo ho deciso di raccontarvi la magnifica esperienza vissuta sabato al Palazzo Reale di Milano: ho incontrato forse il più grande Traditional Revolutioner ch la storia annoveri tra le sue fila: Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Púbol. Una mostra in programma fino al 30 Gennaio 2011 dà la possibilità di incontrare il mitico e poliedrico artista, lontano dal clamore che i suoi dipinti leggendari hanno creato, tra pezzi selezionati e accuratamente studiati per comunicare il senso più profondo dell' opera daliniana, e magari scambiarci due chiacchiere sul senso dell' umana esistenza, e sulle sue personalissime visioni della vita, perchè no, accomodandosi nel salotto buono, anzi, decisamente di rappresentanza: addirittura il volto della bellissima Mae West, comodamente reclinati sulle meravigliose labbra dell' attrice. In questo continuo succedersi di suggestioni, di immagini, di impressioni, spesso soffocanti (a mio parere la grandezza assoluta di Dalì, è riuscire a comunicare l' impressione di essere braccati anche nel piu desolante vuoto e silenzio dei suoi dipinti), passeggiando, ma più spesso correndo terrorizzati (l' acuto quanto amaro piacere del dolore cerebrale sublimato dai paesaggi lunari, calmi fino all' esasperazione, ma che sai, da un momento all' altro, potrebbero esplodere in una moltitudine di lingue di fuoco, dissolvenze inquietanti, animali feroci, giraffe e pesci in fiamme...) tra i capolavori esposti, soffermandosi doverosamente sull' entusiasmante "Mattino, mezzogiorno, sera" e lasciando le sue seicentesche contadine tra i loro puntini, senza poter fare a meno di voltarsi per controllare che una di loro, o magari l' Infanta di Spagna incorniciata poco più a destra, non ci stiano seguendo nel lunare paesaggio "Tavolino su Spiaggia". E mentre, preoccupati per una tale (probabilissima, al cospetto di Dalì) evenienza, ci si perde a pensare sul parallelismo, con cambio di prospettiva ma non di occhio, con il Giorno di pariniana memoria, si è già cambiato ambiente, e dalle asimmetrie pastello e fluo delle Stanze dei Sogni, si è entrati nel rassicurante Blu Reale e Oro della Stanza del Silenzio, dove tutto è perfettamente simmetrico, e le dissonanze oniriche , scompaiono, in un' eco lontana di swing, commentatori dell' Istituto Luce e possenti sinfonie, colonne sonore non già dei molti documenti video presentati, ma soprattutto delle lunghe traversate nel sogno che ci hanno regalato. Dopo una tormentata passeggiata in piazzali e cortili che richiamano De Chirico, ma quasi sussurrando, che l' irreale equilibrio instauratosi non  crolli in mille esplosioni, si approda all' ultima stanza, che tuttavia trascende tutti i canoni dell' "ultima stanza" di una qualsiasi mostra: si propone come naturale continuazione, del sogno, della riflessione, della meditazione, perchè è vero che, anche se non si può fare a meno di sorriderne, tutti almeno una volta nella vita ci siamo soffermati sul fatto che "l' unica efficacia nella vita degli uomini è ricondursi allo spazio intrauterino, per le donne, è l' usurpazione, e la reclamazione della dimensione dessssosssssiribonucleica".... Completely Traditonal Revolution!




venerdì, ottobre 15, 2010

Tommy Hilfiger Cast by Grazia 14/10/2010

Ieri pomeriggio ho partecipato al cast indetto dal magazine Grazia per Tommy Hilfiger. Come ogni fashion-event milanese, anche questo è stato organizzato in maniera splendida ed assolutamente efficiente: uno staff molto disponibile mi ha indicato tutte le procedure per l' iscrizione, e nonostante la grandissima affluenza di pubblico ed aspiranti "membri" della "famiglia" Hilfiger (l' evento è stato denominato, appunto, "Ritratti di Famiglia"), l' attesa è stata dolcemente smorzata da gustosi aperitivi che convergevano " a fiumi" sulla piccola folla radunata nel reparto donna del negozio di P.zza Oberdan, e nonostante il poco tempo a disposizone, visto il successo ottenuto, lo staff Grazia e lo staff TH si sono prodigati per riuscire nell' impresa di accontentare tutti, ed il bello è che ci sono riusciti! Giudizio sull' evento e sulla sua organizzazione completamente positivo, soprattutto per il messaggio lanciato: la moda non è un Gotha di inarrivabili arroccato sulla perfezione, che lascia il resto del mondo a guardare; la moda siamo noi: essa è costruita quotidianamente da coloro che si lasciano suggestionare dalle opere, le comprano, le mettono in circolazione e ne creano il mito,così la Moda diventa Arte, e Lifestyle, così entra a far parte del bagaglio culturale di ognuno; altrimenti stiamo parlando di bellissimi pezzi di stoffa messi addosso a bellissimi mucchietti d' ossa... Completely Traditional Revolution!


Come rovinare la perfezione dell' evento...


Yesterday afternoon I attended the cast organized by Grazia magazine for Tommy Hilfiger. Like any fashion event in Milan, this was beautifully organized and in an efficient way: a helpful staff pointed out to me all the procedures for 'enrollment, and despite the huge numbers of visitors and prospective "members" of the Hilfiger "family" (the event has been called, in fact, "Family Portraits"), waiting was gently subdued by tasty appetizers that converged on the small crowd gathered in the women's department in the store in Piazza Oberdan, and despite the short time arrangements which, given the success achieved, the staff of Grazia and the staff of TH spared no effort to succeed in 'business to please everyone, and they did! Findings on event and its organization is completely effective, especially for the resounding message: fashion is not an unattainable perched on a perfect Gotha, which leaves the rest of the world watching, the fashion is us: it is built every day by those who allow themselves to be influenced by the works, buy them, put them into circulation and create the myth, so the Fashion becomes Art, Lifestyle and so became part of the cultural background of each one, otherwise we are talking about beautiful pieces of cloth to put on beautiful piles of bones ... Completely Traditional Revolution!

martedì, ottobre 05, 2010

Camminare sulle Nuvole...

Pioggia, freddo, vento: Inverno. E, quest' anno, oltre a giacche, maglioni, cappotti, sciarpe e guanti l' Uomo di stile avrà un' altra carta per giocare con il meteo ed il Gusto: i calzini. Troppo spesso relegati alla dimensione del "tanto, non si vedono", le calze da uomo sono effettivamente un accessorio fondamentale nel guardaroba e non solo perchè si vedono, eccome, ma soprattutto perche aggiungono un' allùre particolare alle mises più svariate: confinate i calzini bianchi di spugna nel borsone della palestra ed assumete come diktat che con l' abito si indossano solo clazini in filo di Scozia o caldo cotone blu o neri, per la sera (a meno che non ci si vesta di blu!), ricordando che, se si indossa lo smoking, i calzini saranno di seta nera a prescindere dalla stagione. Ciò detto, per tutti gli altri outfits sbizzarritevi pure a piacimento! Ad esempio, sono ormai da anni affermati i calzini di Gallo, a righe multicolori, elgantemente ariosi e liberi, da abbinare con jeans e maglione o, per i più arditi, anche con blazer e cravatta. Altra icona invernale sono i Burlington a rombi, con quell' aria molto preppy, i cui nobilissimi fratelli sono i preziosi Ballantyne in cashmere o filo di Scozia, da abbinare alle losanghe del maglione, ovviamente della stessa Maison. E se lo stile vuole essere formale e condensare la propria estrosità in un unico dettaglio, come non lasciarsi andare al molle lusso di un paio di Church's, in filato di lana merinos, quasi impalpabili, con una corona ricamata a mano sul lato della calza destra? O, ancora, come non cedere al richiamo della claze di Hermés, in fil d' Ecosse tinta unita, sormontate dall' H rigorosamente a contrasto o, emblema della sbarazzina eleganza alla francese, tono su tono? Quando il freddo punge, non possono assolutamente mancare i caldissimi calzini in cashmere della collezione Polo by Ralph Lauren, magari nell' iconico giallo crema, assoluta espressione di un' eleganza mai ingessata, ma in continuo movimento, percorrendo i sentieri della Traditonal Revolution...




Rain, cold, wind: Winter. And, this year, as well as jackets, sweaters, coats, scarves, gloves the' Man of Style will have another card to play with the weather and Taste: the socks.Too often relegated to the realm of the "doesn't matter, not seen", the socks are actually a key accessory in the wardrobe and not just because you see, oh yes, but mainly because it adds a special allure to the various outfits:you've to confine white terry-cloth socks in the gym bag and hire as diktat that with a dress you wear only socks in lisle cotton, blue or black, for the evening (unless you are dressed in blue!), whereas, if you are wearing a dinner jacket, they will be black silk socks in all seasons. That said, for all other outfits go wild well at will! For example, for many years established the Gallo socks, striped multi-colored, airy and free enjoy, to be worn with jeans and a sweater or, for the more daring, even with blazer and tie. Another winter image are the diamonds in Burlington, with that very preppy look, whose noble brothers are precious  Ballantyne in cashmere or yarn of Scotland, to go with the diamond sweater, obviously by the same Maison. And if the style is intended to be formal and condense his flair in a single detail, such as not letting go the soft luxury of a pair of Church's, wool yarn merino, almost ethereal, with a crown embroidered by hand on the side of the right sock Or, how not to yield to the call of the socks of Hermes, in plain fil d 'Ecosse, topped by' H or strictly by contrast, the emblem of saucy French elegance, tone on tone? When the cold bites, can not miss the scorching collection of cashmere socks by Polo Ralph Lauren, perhaps in the 'iconic cream yellow, absolute expression of an elegance never plastered, but in continuous movement along the paths of Traditonal Revolution .. .

venerdì, ottobre 01, 2010

Il primo passo serio della vita...



Qualcuno disse: "Possedere una cravatta è il primo passo serio della vita". Non avrebbe potuto avere più ragione: in effetti la cravatta ha la stessa funzione che, fino a qualche decina di anni fa, avevano i pantaloni lunghi: distinguere l' uomo dal ragazzino -mi sembra superfluo precisare che, per cravatta, non è assolutamente intesa quella pendente biscia di stoffa che si vede, ultimamente, pendere dai colli di molti, immancabilmente declinata in colori tra l' assurdo e l' improponibile-. Ovvio che la "serietà" dell' annodarsi questa istituzione vestimentaria al collo non deve inibire il senso estetico di chi la indossa, ma anzi deve spronarlo a creare mise che, laddove siano perfino ardite, non tralascino mai le due caratteristiche basilari dell' abbinamento d' eleganza: naturalezza e buon gusto. Tramontata l' epoca dell' elegante non farsi notare, la ricercatezza del contemporaneo Dandy è sotto gli occhi di tutti, e si esalta con la raffinatezza e la preziosità di forme, volumi e materiali, pur rifuggendo l' opulenza che, sebbene non sempre kitsch, turba il suo sensibile senso estetico.Ecco quindi un proliferare di cravatte, cinque o sette pieghe (la stoffa che le compone è stata piegata cinque o sette volte, cosa che conferisce un diverso spessore alla cravatta), di seta, maglia o cachemire (gli unici materiali che l' Uomo di Stile ammetterà nel suo guardaroba), in nuances che spaziano tra il tinta unita nei colori "canonici" (blu, grigio, qualche nota pastello, pochissimo nero), le stampe a microdisegni geometrici molto discreti (leggendarie le cravatte E. Marinella,cui si appaiano degnamente a quelle della M. Cilento e F.lli), anch' esse prodotte in colori assolutamente sobri.Un capitolo a parte, va aperto per le cosiddette cravatte Regimental, con linee trasversali: di tradizione Britannica, esse riportavano i colori dell' Arma del Reggimento militare da cui erano adottate. In seguito importate nelle Università americane della Ivy League, assumono i colori degli Atenei d' appartenenza. L' uso americano è quello di inclinare le righe verso sinistra, i Club ed i reggimenti britannici preferiscono, invece, la pendenza a destra. Questo dettaglio si può rivelare utilissimo per il Gentleman che voglia indossare una cravatta con i colori di un' Università, pur non avendola mai frequentata: gli basterà scegliere un capo con le pendenza delle righe opposta rispetto all' "originale" per non insoddisfare il suo gusto, mantenendo intatto l' onore (è considerata un grave mancanza, in certi ambienti, indossare i colori di un' Arma cui non si appartiene). Naturalmente, non c'è nessun consiglio per la Stagione corrente... la cravatta è uguale a sè stessa dal 1910, ed è questo a renderla una vera "arma" della Traditional Revolution.










Someone said: "Owning a tie is the first serious step in life." He couldn't be more right: In fact the tie is the same as that until a few decades ago, were long trousers: distinguishing the 'man by the boy- it seems worth pointing out that, in tie, is in no way intended the snake hanging cloth that can be seen, lately, hanging from the necks of many, inevitably declined in colors between the 'absurd and the impossible. Obviously the "seriousness" of wearing that institution of menswear should not inhibit the aesthetic sense of the wearer, but rather to encourage it to create outfits that, even if they are brave, do not ever leave out the two basic characteristics of elegant combinations: naturalness and good taste, naturally.End the era of a smart not to be noticed, the sophistication of contemporary Dandy is visible to all, and is enhanced with the refinement of forms, volumes and materials, while avoiding the opulence which, though not always kitsch , upsets his aestethic sense. So, there is a sensitive proliferation of ties, five or seven folds (the fabric that was folded up five or seven times, which gives a different dimension to the tie),in silk, cashmere, or silk knitted ( the only materials that  Man of Style admit in her wardrobe), in shades ranging from solid colors in the "canonical" (blue, gray, few notes of pastels, very little black), geometric prints micropatterns very discrete (legendary E. Marinella ties, which are displayed with dignity to those of M. Cilento & F.llo), also produced in soft colors.
It should be open an absolutely different chapter about the so-called Regimental ties, with cross lines: traditional British, they reported the color of the arm by military regiment from which they had taken. Subsequently imported in American universities of the Ivy League, took on the colors of the universities' membership. The American attitude is to tilt to the left rows, the Club and the British regiments prefer, instead, the slope on the right. This detail can be useful for the Gentleman who wants to wear a tie with the colors of a university, without ever having attended it: just choose the one with the slope of lines opposite to the' original 'in order to not  betray his taste, while maintaining the honor (it is considered a serious lack, in some circles, wearing the colors of a' weapon which does not belong). Of course, there is no advice for the current season ... theution. tie is the same since 1910, and this is to make it a true "weapon" of the Traditional Revolutin